La sfida dell’InsurTech si vince mettendo al centro le persone

Partiamo da un dato: ad oggi solo il 17% dei clienti fa uso, in Italia, di dispositivi smart connessi all’assicurazione (l’esempio classico è quello della scatola nera) e solo il 15% accede ai servizi direttamente da una app. D’altro canto però, uno studio dell’Osservatorio FinTech e InsurTech del Politecnico di Milano, ha indicato che in Italia su dieci potenziali clienti, sono 9 quelli che si dicono pronti ad avvalersi di polizze “on demand”. 

E quindi, se da un lato c’è una domanda sempre più in crescita a favore di servizi assicurativi che siano basati sull’utilizzo di tecnologie, dall’altro permane un ritardo di una consistente rappresentanza dell’industria assicurativa nel fornire le risposte adeguate.

Nulla di inedito, anche in altri mercati resistono ancora vecchie posizioni nonostante l’avanzare della digitalizzazione. In questo contesto, va detto che a incidere negativamente c’è anche un quadro normativo complessivamente da perfezionare, così come la regolamentazione di riferimento. È tutto l’ecosistema che deve ancora sintonizzarsi sulle nuove frontiere assicurative. Ma in realtà nell’ultimo periodo sono stati fatti passi avanti significativi. L’InsurTech (così viene definito il sistema tecnologico che ruota attorno alle nuove polizze) rappresenta l’orizzonte a cui guardare necessariamente e con nuove competenze. Anche se non tutti gli sviluppi sono immaginabili e preventivabili: nel frattempo si è inasprita la contrapposizione tra le Compagnie e le Agenzie sul terreno della vendita diretta su piattaforme web. Ma resta indubbio il ruolo svolto dall’attività tradizionale, più diretta, con un forte e indispensabile approccio per l’acquisizione della clientela e soprattutto per la sua fidelizzazione. Questo non significa che l’InsurTech non rappresenti un arricchimento per il ruolo dell’agenzia.

Ma in questo contesto, la figura del consulente personale e di famiglia acquista più valore in tutto l’ambito della pianificazione assicurativa e finanziaria. Per il resto, l’InsurTech potrà ritagliarsi spazio soprattutto sul terreno dell’assicurazione danni (incendio, furto, Rc auto, infortuni) e magari del ramo vita a proposito di Tcm.

Dietro alla digitalizzazione, dovrà sempre esserci una gestione comunque attenta all’aspetto umano in ogni dettaglio. Mai come in questo settore, la tecnologia deve essere al servizio delle persone e non prenderne il posto: funzionerà se immaginerà soluzioni in grado di abbattere costi e migliorare le modalità, al tempo stesso continuando a proteggere una dimensione umana e una reale relazione con l’utente.

Anche per questi motivi, il ruolo della formazione per i professionisti anche in questo ambito sta diventando fondamentale.

Di recente a Torino sono scesi in campo la Scuola di Management ed Economia assieme al Politecnico, la Fondazione Collegio Carlo Alberto, la Compagnia di San Paolo oltre a Intesa Sanpaolo Vita e Reale Mutua. Insieme hanno definito le linee guida per una scuola di manager delle nuove polizze. «Un business centenario con gli occhi del futuro», così è stato definito il tema dell’InsurTech da Elisa Luciano, direttore del Master istituito per creare le basi di quello che dovrebbe essere il primo polo dell’innovazione assicurativa. I temi sono quelli dell’intelligenza artificiale, dei big data, passando dal machine learning alla customer centricity. In definitiva, tutti gli attrezzi indispensabili per ogni polizza 4.0.

Torino si propone, in questo senso, come capitale dei talenti dell’InsurTech: basti pensare alla forte propensione per gli orizzonti tecnologici da parte di una struttura di antica tradizione come Reale Mutua. La strada è tracciata.

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